Comune di Pescantina

La storia

Le origini del paese si perdono in tempi remoti.
Mancano testimonianze preistoriche; sono invece abbastanza numerose e riguardano più località dell'attuale territorio comunale, quelle di epoca romana.

Da questo lembo della Valpolicella provengono per esempio il cippo funebre di Lucio Tenazio Varo, ora custodito nel Museo Maffeiano di Verona, quello di Marco Tenazio Labeone, ora al Museo Archeologico, il frammento miliare noto come "miliare di Arbizzano", epigrafi latine e altri reperti.
In loco rimangono il coperchio di un sarcofago con scene di caccia, astragali e fogliette (si all'interno del campanile di S. Lorenzo in una nicchia a livello del pavimento), un'ara con puti alati, strumenti sacrificali e motivi floreali.

La storia di Pescantina rispecchia a grandi linee quella della Valpolicella.
Questi territori facevano parte con ogni probabilità di quel "pago arusnate" che è ricordato in più di una iscrizione e che riuniva gli agglomerati siti tra l'Adige e i Lessini occidentali (gli Arusnati reano una popolazione di origine retica, la cui cultura era in buona parte affine a quella delle vicine popolazioni galliche e venetiche).

Due grandi avvenimenti: la vittoria sui Cimbri da parte di Cario Mario e la costruzione della "via Claudia Augusta" (15 A.C, - 47 D.C.) portano queste terre verso la definitiva romanizzazione.
Sia in epoca romana, che successivamente, tutta la bassa Valpolicella rivesti' grande importanza strategica.
Più eserciti, muovendo verso Verona, passarono l'Adige sfruttando probabilmente i guadi esistenti inquesto tratto di fiume e traghetti occasionali o permanenti (è probabile che quello esistente presso piazza S. Rocco, data la felice collocazione, fosse di origini molto antiche).
Secondo gli storici Procopio e Claudiano qui si sarebbe svolta anche la battaglia tra le milizie di Stilicone, generale di Onorio, e i Visigoti di Alarico.
Nel medioevo i villaggi di Arcè, S. Lucia (Pulio), Settimo e Pescantina risultano inseriti nella "vallis provinianensis", una delle due zone in cui era diviso il territorio della Valpolicella.
E' quasi certo che solo ad Arcè fosse sorto un castello.
Le vicende medioevali furono caratterizzate dal susseguirsi di influenze diverse, prima dai Carolingi e poi dagli imperatori tedeschi.
Con Federico Della Scala, nel 1311, la Valpolicella fino all'Adige divenne contea e formò una unità amministrativa e giudiziaria indipendente.
Nel 1404 e 1405 il territorio di Pescantina fu messo a ferro e fuoco dalla guerra tra Carraresi e Veneziani, nel corso della quale fu anche costruita, e successivamente abbattuta, una bastia (tra Arcè e Pescantina).

Un secolo dopo altri eventi bellici, protagonisti gli eserciti austriaci, spagnoli e francesi, apportarono nuove distruzioni.
Sotto il dominio veneziano, caratterizzato da una duratura "tranquillità sociale", si svilupparono in notevole misura le attività legate al commercio sul fiume Adige, che diedero al paese ricchezza e notorietà.
Per un paio di secoli e più Pescantina fu uno dei perni della navigazione atesina e godette di particolare benessere.
In questo arco di tempo tuttavia il paese non risultò estraneo al verificarsi di grandi calamità: le spaventose pestilenze del 1576 e 1630 condussero all'altro mondo più di metà dei suoi abitanti.
L'arrivo delle armate napoleoniche, alla fine del 1700, portò ancora devastazione e ruberie (si ricorda l'ecidio perpetrato dalle truppe francesi nel 1797) e inaugutò un ventennio fitto di episodi bellici, nel quale si accentuarono i segni di declinio dei traffici sul fiume.

Durante la dominazione austriaca, sofferta ma non particolarmente dura, Pescantina non fu toccata dalle guerre (i fatti del '48 coinvolsero marginalmente la zona di S. Lucia), ma subi' il collasso dovuto al crollo del commercio via acqua, soppiantato dal ben più economico trasporto su rotaie (è datata 1859 l'inaugurazione della strada ferrata tra Verona e Trento).
Nel 1866, con l'unità, Verona e il Veneto tornarono all'Italia e si apri' un nuovo capitolo della nostra storia.
I conflitti mondiali di questo secolo chiesero il sacrificio di numerosi giovani del paese.
Il loro nome è inciso sui monumenti ai Caduti in Piazza S. Rocco e a Settimo.
Pescantina fu l'approdo di quanti, dopo l'internamento nei campi nazisti, riuscirono a ritornare in Patria.
Il monumento dedicato agli ex internati, che sorge presso la stazione ferroviaria di Balconi, è un monito contro ogni barbarie e una speranza di pace.